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Mestre: date, cifre, fatti

C’era una volta un castello… Potrebbe cominciare così la storia di Mestre e proseguire: C’era una città e non c’è più.

Castello | Comune | Abitanti | Economia | Comunicazioni | Forti

Extra: Cartoline di Mestre
Extra: Foto di Mestre

 

Il Castello

Anno Mille. C’è un castello, una rozza fortificazione con bastioni in terra e torri di legno, collocata nel punto dove un piccolo fiume si divide in due rami. Poco più a oriente del castello c’è un borgo, più in là un porto. 

Il fiume è quello che oggi si chiama Marzenego. Nasce fra i colli asolani; si arricchisce delle acque di altri corsi d’acqua attraversando la pianura in direzione della laguna veneta dove sbocca proprio dirimpetto alla città di Venezia che si sta sviluppando su alcune isole che una striscia di sabbia separa dall’Adriatico. 

Il castello, il borgo situato più a oriente e il fiume hanno un nome: Mestre. Se ne trova traccia in un diploma (994 d.C.) dell’imperatore Ottone III che dona a Rambaldo, conte di Treviso, un terreno nel territorio denominato Mestre. 

Una bolla del Papa Eugenio III riconosce (1152) che “padrone” di Mestre - con la chiesa arcipretale di San Lorenzo, il castello e il porto - è Bonifacio, vescovo di Treviso. 

Un suo successore, Alberico, ne cede il possesso (1257) ad Alberico da Romano, Podestà di Treviso, che a Mestre nomina un Capitano per l’esercizio del potere amministrativo, militare e giudiziario. 

Mestre è l’avamposto meridionale della signoria di Treviso, collocato in una posizione strategica per il controllo dei traffici, in pieno sviluppo, che da Venezia, attraverso il porto sul Marzenego (Porto di Cavergnano) si dirigono verso Altino, Treviso, Bassano e Padova. 

Un incendio distrugge il castello (1274). I trevigiani non lo ricostruiscono, preferendo fortificare il vicino borgo di Mestre, chiamato anche “Castelnuovo”. 

Del “Castelvecchio” non sono rimaste tracce, anche se la sua posizione viene indicata nell’area occupata dall’ospedale Umberto I. 

Le ricerche archeologiche più recenti permettono, invece, di ricostruire la posizione e i tratti del “Castelnuovo”. 

Ha la forma di uno scudo schiacciato, diciassette torri (una delle quali ancora esistente, quella dell’Orologio) e tre porte: porta dell’Arca verso Treviso, porta dei Mulini verso il porto di Cavergnano e Venezia, porta della Loggia verso il borgo cresciuto sul ramo meridionale del Marzenego (borgo san Lorenzo).  

Tre sono gli assi viari che collegano le tre porte: le attuali via Torre Belfredo, Canee e Palazzo. 

Il borgo fortificato, considerata la sua posizione strategica a cavallo delle diverse strade che vi si dipartono è frequente oggetto di contesa: dal dominio di Treviso passa per breve tempo nella mani degli Scaligeri di Verona e poi - definitivamente - in quelle di Venezia che ne fa il suo avamposto e principale punto di intescambio in terraferma (1337). 

La Serenissima Repubblica governa Mestre attraverso un “Podestà e Capitano”. Il primo è Francesco Bon, l’ultimo Daniele Contarini (1796). 

 

Il Comune 

Il 16 luglio 1797 le truppe di Napoleone Bonaparte occupano i territori veneti mettendo fine alla Repubblica di Venezia. 

Caduta la Serenissima, Mestre viene costituita in “Municipalità” indipendente, sia da Treviso (ma resta legata a quella diocesi fino al 1927 quando viene aggregata al Patriarcato di Venezia) che da Venezia. 

Adeguandosi al modello francese, Mestre si costituisce in “Comune” (1806), retto da un consiglio di quaranta membri e da un Podestà nominato dal governo.   

Con la fine dell’Impero di Napoleone, Mestre passa sotto il dominio austriaco  e incorpora i comuni di Carpendo e Marocco. 

Con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia (1866), Mestre resta un comune autonomo, soggetto alla normativa per gli enti locali comune a tutta la penisola.  

Un decreto del Re Vittorio Emanuele III, firmato il 26 agosto 1923, attribuisce a Mestre il titolo di “Città”. 

Ma … a partire dal 24 agosto 1926, Mestre, come entità autonoma, scompare. 

Insieme ai vicini comuni di Favaro, Zelarino e Chirigano viene annessa al Comune di Venezia, diventando una semplice frazione.

Nasce la “Terraferma Veneziana”, di cui fa parte anche il nuovo Quartiere Urbano di Marghera.

 

Gli abitanti  

Sotto la dominazione veneziana Mestre cresce lentamente, soprattutto dopo il massacro seguito all’assalto condotto dalle truppe della Lega di Cambrai (1513) che porta alla distruzione del borgo. 

Il censimento effettuato dalla Serenissima nel 1765 indica in 2.796 gli abitanti di Mestre. Mezzo secolo dopo sono 6.434 e quota diecimila viene raggiunta nel 1881. 

Il XX secolo rappresenta un periodo di forte crescita per Mestre che nel 1911 ha 17 mila abitanti, arrivando a superare quota 23 mila nel 1923. In questa fase la città si segnala come il comune a più rapido accrescimento demografico del Regno  

Assorbita dal Comune di Venezia nel 1926, la “Terraferma” (Mestre e gli altri comuni della cintura più il nuovo Quartiere Urbano di Marghera) nel 1931 conta 53.937 abitanti (in totale il Comune di Venezia  raggiunge quota 250.000, dei quali più di 163 mila risiedono  nel centro storico).   

Quota 100 mila viene superata nel 1952; il massimo storico si raggiunge nel 1972: 210 mila abitanti in Terraferma, 364 mila nell’intero territorio comunale, 104 mila a Venezia).  

A fine 2004 il Comune di Venezia ha 271 mila abitanti, Venezia 63 mila, la Terraferma 176.505.

 

L’economia

Sotto la dominazione veneziana, Mestre è un piccolo borgo dove predominano le attività agricole, seguite da quelle legate al movimento di persone e merci da e per Venezia (barcaioli, carrettieri, osti, ecc.)

 Nei campi che si estendono intorno al centro abitato si producono frutta, verdure e fiori. 

Diffuso è l’allevamento bovino, destinato principalmente alla produzione di latte, portato e venduto a Venezia dalle “Donne del latte” fino ai primi anni del XX secolo. 

La proprietà dei fondi agricoli di Mestre è in mano alle grandi famiglie veneziane che, soprattutto fra il XVII e il XVII secolo, costruiscono a Mestre grandi ville circondate da ampi giardini.

Per i nobili veneziani Mestre è “luogo di villeggiatura”, una “piccola Versailles” dove hanno a disposizione anche un grande teatro, il Balbi.

L’avvento della ferrovia, a metà del secolo XIX, mette in crisi la tradizionali attività mestrine, soprattutto quelle legate ai trasporti diretti e provenienti da Venezia. 

La ferrovia e i suoi impianti porta però anche nuovo lavoro e fa nascere una nuova zona residenziale, posta fra il centro e la stazione, conosciuta come il “quartiere dei campanelli”. 

A cavallo fra XIX e XX secolo nasce a Mestre, tra ferrovia a Canal Salso, una prima zona industriale, con fabbriche e magazzini, a favore della quale viene scavata una darsena con 700 metri di banchina (oggi inglobata, nella tratta terminale nell’Hotel Laguna Palace). 

A Mestre operano fornaci, aziende per la lavorazione del legno e del petrolio e, soprattutto i magazzini generali del cotone. 

Al di là delle ferrovia, nascono aziende chimiche come la Cita e il saponificio Vidal.

Piccola industria, ferrovieri e militari sono i settori portanti della Mestre all’inizio del XX secolo. 

Mestre conta su un presidio militare, destinato a presidiare i forti del “campo tricerato” realizzato per la difesa di Venezia, che occupa la caserme di via Miranese (artiglieria) e viale Garibaldi (fanteria).

Vengono realizzate nuove aree edilizie, costituite da villini, nella zona della riviera XX settembre e verso Carpenedo. 

Alcuni imprenditori improntano anche il carattere edilizio del centro, come Toniolo che crea il complesso prossimo al duomo di San Lorenzo che ospita la galleria vetrata, il retrostante teatro e il complesso posto al di là del ramo meridionale del Marzenego (interrato) dove trova sede l’Upim.

Ma sono anche gli anni in cui si sviluppa il progetto della “Grande Venezia”, destinato a ridare slancio all’economia della città lagunare e risolvere il problema della sovrappopolazione delle isole.

Investimenti pubblici e privati convergono nella creazione di una nuova area di sviluppo.

Un quarto del territorio del comune di Mestre, a sud della ferrovia per Padova, viene espropriato e assegnato (1917) alla “Società Porto Industriale di Venezia”, guidata da Giuseppe Volpi.

Passata la prima guerra mondiale, la società avvia i lavori di bonifica  e canalizzazione dell’area, posta ai margini della laguna, dove far sorgere: un porto commerciale, un porto industriale con annessa aree destinata a stabilimenti di produzione, un nuovo quartiere urbano. 

Quando l’area è predisposta sono 85 le aziende insediate con cinquemila addetti (1928) che in meno di dieci anni salgono a 94 (15 mila addetti) per arrivare a (1963) a 200 con oltre 30 mila lavoratori diretti e altri diecimila nell’indotto (“i quarantamila di Marghera”).

 Con gli Anni 70 del XX secolo comincia il declino e con esso la trasformazione della società mestrina:  da dormitorio “industriale” e “sede” del terziario dei servizi (agenzie di ogni tipo) che danno lavoro (2005) a 58 mila persone. In attesa del decollo dell’ “avanzato” e del “distretto della logistica”che a Porto Marghera stanno prendendo il posto delle fabbriche.

 

Le comunicazioni

Il porto di Cavergnago, sorvegliato dalla città fortificata di Mestre, svolge una funzione vitale per Venezia,  ma risulta inadeguato alle esigenze del traffico acqueo.

La natura instabile del fiume induce la Serenissima (1361) a realizzare una nuova opera, lo scavo di un canale artificiale fra la laguna e Mestre, la Cava Gradeniga, chiamata poi Canal Salso, centro di gravità dei trasporti da e per Venezia fino a tutto il secolo XIX. 

Allo stesso modo, per impedire l’afflusso  delle acque del Marzenego in piena all’altezza di san Giuliano, proprio di fronte a Venezia, fra il 1505 e il 1507 il corso del fiume viene rettificato con la creazione di un canale, detto “Osellino” che scorre parallelo alla gronda lagunare e sfocia all’altezza di Tessera.

La “Ferdinandea” è la terza ferrovia costruita in Italia (1842) dopo la Napoli-Portici e la Milano-Monza. Viene progettata per unire Venezia con Milano. La prima tratta ad entrare in funzione (32 km) collega Marghera con Padova.

I lavori per la costruzione del ponte ferroviario che raggiunge la stazione di Santa Lucia cominciano nel 1841 e i treni possono arrivare a Venezia a partire dal gennaio 1846.

Seguono, negli anni successivi, le aperture di nuove tratte ferroviarie:

Mestre-Treviso (linea destinata a proseguire per Udine e Vienna con  due diramazioni: per Calalzo e per Montebelluna) e  Mestre-San Donà -Trieste 

Nel 1903 arriva anche la Mestre-Bassano (con proseguimento per Trento attraverso la Valsugana). Ultima è la Venezia-Piove di Sacco - Adria, in concessione alla Società Veneta. 

Solo nel 1859 Mestre avrà una sua stazione, posta a un chilometro dall’abitato. Oggi è una delle “grandi stazioni” italiane.

Una “ferrovia economica, operante su sede stradale, collega dal 1885 Mestre (con stazione terminale alla Cà Rossa, al di là della ferrovia) con Malcontenta, proseguendo per Fusina e Padova lungo la Riviera del Brenta.

Il servizio viene svolto con piccole carrozze a tre assi al traino di piccole locomotive a vapore, famigliarmente dette “masenete”. A Fusina avviene l’intescambio con i “vaporetti” della Società Veneta Lagunare per Zattere e Riva degli Schiavoni.

Nel 1909 la linea passa all’esercizio elettrico, raggiungendo il centro di Padova (Piazza Garibaldi). (ultima corsa nel 1954).

I vaporetti della Società Veneta Lagunare, fanno la spola fra Rialto e Piazza Barche, navigando attraverso il Canal Salso.

Oltre che con il treno, Mestre e Venezia sono collegate da una linea di navigazione che unisce Rialto con Piazza Barche, risalendo il Canal Salso. La gestisce la Società Veneta Lagunare e i suoi mezzi sono chiamati dagli utenti  “caponere”

Nel 1889 si pensa ad un collegamento rapido fra Mestre e Venezia. Si progetta una linea tranviaria che da Piazza Barche arrivi a San Giuliano per proseguire fino ai Tre Archi, nel sestiere di Cannaregio, con un ponte in ferro.

Per l’esecuzione del progetto nasce la “Società Anonima Tramvia di Mestre” che nel 1891 apre la tratta da Mestre e San Giuliano.

Il tram funziona trainato da cavalli, presto sostituiti da vetture a vapore. Nel 1903, il servizio (primo nel Veneto) passa alla trazione elettrica.

La società attiva due nuove linee (Mestre-Carpenedo e Mestre-Stazione) e pensa a una rete che si estenda oltre i confini comunali.

Uno dopo l’altro nascono i collegamenti con Treviso (lunghezza della linea 18,780 km) e con Mirano (11.235 km).

I piani per lo sviluppo dell’economia di Venezia portano alla realizzazione di un collegamento stradale fra il centro storico e la terraferma, un ponte automoblistico di 3,9 km. Che viene aperto al traffico nel 1933.

Il progetto iniziale prevede la presenza di una linea tranviaria a due binari. In fase di realizzazione si passa ad una soluzione diversa, giudicata più moderna e flessibile: la “filovia”.

Il servizio viene dato in concessione,  concessione per 27 anni  alla “Società Filovie di Mestre” (SFM), nata dalla trasformazione della società tranviaria.

La linea filoviaria collega il nuovissimo Piazzale Roma con Mestre (Piazza Barche). Il percorso ha una lunghezza di 10 km con due fermate intermedie, effettuato in un quarto d’ora.

Il filobus prende il posto del tram anche sulla Mestre-San Giuliano; nasce la linea Bissuola-Marghera (con variante per Via Piave) e il tram cede il posto ai nuovi mezzi anche in direzione di Treviso e Mirano.

Scaduta la concessione della SFM, il servizio viene assunto dal Comune di Venezia attraverso l’Acnil (l’azienda di gestione del servizio di navigazione), confluita nell’Actv (1978).

Cessato il servizio filoviario nel 1956, sostituito dagli autobus, il tram torna d’attualità a Mestre a con l’avvio (2005) dei cantieri per la prima linea da Favaro a Marghera (zona Panorama). In progetto è anche una seconda linea, diretta a Venezia.

 

I forti 

Mestre è avvolta da un sistema di fortificazioni create in tempi successivi per assicurare la difesa di Venezia da attacchi provenienti dalla terraferma. 

La prima fortezza ed essere realizzata è Forte Marghera. 

La costruzione viene avviata dagli Austriaci durante la prima occupazione del territorio veneto (1797-1805 ) e portata a termine dai Francesi durante l’occupazione napoleonica. 

Collocato fra il Canal Salso e la punta di San Giuliano, ha forma di stella. 

La sua funzione è quella di impedire l’accesso alla laguna attraverso  la strada carrozzabile che lo raggiunge e il Canal Salso.

Il sistema di Forte Marghera è completato Forte Manin e Forte Rizzardi.

Abbandonato dagli Austriaci, Forte Marghera diventa il perno per la difesa di  Venezia durante la breve vita della Repubblica di Daniele Manin. Dal forte partono i Veneziani per attaccare le forze austriache arroccate a Mestre il 27 Ottobre 1848 (episodio conosciuto come la “Sortita”).

Con l’annessione del Veneto all’Italia (1866), Venezia diventa base della Regia Marina e il Ministero delle Guerra ritiene di doverne garantire la sicurezza da attacchi provenienti dall’entroterra con una nuova cinta di forti, posta più all’interno della terraferma rispetto al sistema di Forte Marghera.

Viene progettata una linea di forti cooperanti. La sua realizzazione comincia nel 1883 con Forte Brendole, cui fanno seguito Forte Carpendo e Forte Tron.

A  questi si aggiungono opere minori (Forte Rossarol, Forte Pepe, Forte Poerio, Forte Sartori, Forte Cosenz, Forte Mezzacapo).

Il “campo trincerato”, realizzato secondo i più moderni criteri dell’architettura militare, è pronto nel 1913. Diversamente dal Forte Marghera, l’imponente “campo trincerato” nato ad ovest di Mestre non  avrà mai modo di  “fare fuoco”. 

 



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