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Vissuti a Mestre

Bonaventura Barcella (segretario comunale - XIX secolo)
Piero Bergamo (avvocato e politico)
Daniele Manin (avvocato e politico)
Anna Marsich Bandiera (madre dei fratelli Bandiera)
Patty Pravo (cantante)
Alberto Viani (scultore)

Bonaventura Barcella (segretario comunale - XIX secolo)

Nato a Venezia, fu segretario del Comune di Mestre dal 1820 al 1840. Potendo avere accesso all'archivio comunale, scrisse per primo una storia di Mestre fin dalle sue origini, Notizie storiche del castello di Mestre dalla sua origine all'anno 1832 e del suo territorio, pubblicata nel 1839. Morì a Mestre il 30 maggio 1840.

Ulteriori informazioni su Bonaventura Barcella:

Bonaventura Barcella, Notizie storiche del castello di Mestre dalla sua origine all'anno 1832 e del suo territorio, Venezia 1839


Piero Bergamo (avvocato e politico)

Piero Bergamo nasce a Venezia il 17 ottobre 1928 e qui trascorre la prima infanzia, nell'albergo-ristorante "Antico Pizzo" a Rialto, gestito dal padre con la sorella Berta, di due anni maggiore di lui, e con i fratellastri ventenni, nati dal primo matrimonio del genitore. Ben presto la famiglia si trasferisce a Carpenedo-Mestre.
Frequenta le scuole elementari, le medie, quindi il ginnasio ed il liceo classico "Franchetti". Sono anni d'intenso studio con un folto gruppo d'intellettuali di Mestre, amici che rimangono a lui affettuosamente legati fino ai suoi ultimi giorni.
A questi giovani, dediti alla speculazione filosofica, che inventano giornali e scrivono poemetti e poesie (a Piero Bergamo viene assegnato un premio dalla Biennale d'Arte di Venezia), improvvisamente nel 1945 vengono messe in mano le mitragliatrici per difendere, dalle terrazze delle loro case, le vie della città dal nemico. Fortunatamente la guerra finisce presto. S'iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova, che frequenta fino alla laurea nel 1952, mentre lavora per aiutare il padre anziano. Sono gli anni della passione per il cinema e per la regia, coltivata con pochissimi mezzi e grandissimo entusiasmo. Il primo film a soggetto è "ll Fiore" (1951) girato interamente con il montaggio in macchina, senza tagli successivi, e presentato con 'Il giro di sole" alla Rassegna d'Avanguardia della XIIIª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Vince premi nei Festival di film a passo ridotto a Montecatini, Salerno, Cannes e Zurigo. Le riviste specializzate lo considerano una sicura promessa del Cinema. Nel 1955 gira "La pupa", primo premio al Festival di Montecatini e nel 1956 realizza "Il volante". Viene nominato Consigliere Nazionale della F.E.D.l.C. a Roma. La sua ultima opera da regista è "Storia di una cambiale", film didattico girato all'Università di Padova, ispirato da Carnelutti (presso il cui studio di Roma è accolto per completare la sua preparazione di avvocato). Carnelutti stesso deve esserne l'interprete, ma l'età avanzata e gli acciacchi non glielo consentono. Viene sostituito da un altro grande giurista, il prof. Alberto Trabucchi. L'intenzione del giovane regista è di girare ''Terra nuova" con Folco Quilici, ma la sua carriera di cineasta si ferma per i problemi economici che lo costringono a tornare a Mestre, ove avvia uno studio legale in piazza Ferretto.
Nel 1958 si sposa e dal matrimonio nascono Nicola, nel 1961, ed Erica, nel 1964.
Dà avvio a numerose iniziative per Mestre, cominciando un cammino appassionato e tenace per il bene della città. Fonda la "Associazione Civica per Mestre e la Terraferma", che ha come scopo il riscatto e l'autonomia della città. Pubblica un giornale, "L'Ora della Terraferma", che uscirà per alcuni anni. Viene eletto Consigliere e poi Assessore all'Urbanistica e all'Edilizia Privata al Comune di Venezia quale candidato dell'Associazione Civica. Al momento del sofferto varo del piano regolatore del 1962, che relega Mestre al ruolo di periferia di Venezia conduce una strenua battaglia per dare a Mestre la dignità di Città e per salvaguardare la gronda lagunare, ed in particolare S.Giuliano, dalla cementificazione selvaggia proposta dall'Amministrazione Comunale. Con il varo della giunta di centrosinistra mantiene solamente la carica di Consigliere Comunale, che ricopre fino al 1975.
Quando la Lista Civica per Mestre e la Terraferma si scioglie, passa come indipendente alla Democrazia Cristiana e nuovamente entra nel Consiglio Comunale di Venezia ove per molti anni sogna e difende lo sviluppo amministrativo, culturale, sociale ed armonico di Mestre, città "negata". Partecipa con Luigi Brunello e Ugo Fasolo alla fondazione del "Centro Studi Storici di Mestre" e dell'associazione culturale-culinaria "A tavola con l'autore" organizzata presso la "Trattoria dall'Amelia" di Dino Boscarato. Si prodiga per la realizzazione d'importanti e molteplici manifestazioni sotto l'egida dell'Espomestre, che fonda nel 1974. La sua assidua e disinteressata battaglia per la Città risveglia l'interesse di molti cittadini, commercianti, operatori economici, imprenditori, intellettuali, che lo appoggiano nelle mille iniziative che propone e pongono insieme a lui le premesse del primo referendum, nel 1979, per l'autonomia amministrativa di Mestre e Terraferma.
Sono di quegli anni la "Festa dei Fiori", che si svolge con molto successo dal 1973 al 1975 e che trasforma la vecchia piazza Ferretto in un immenso giardino pieno di colori e profumi; il "Premio di Pittura Mestre"; il Palio dei Quartieri"; le feste in maschera per i più piccoli; le fiere del "Tempo Libero"; i numerosi concerti dell'Accademia Musica Mestre. Promuove la creazione della "Porta della Terraferma", scultura di Toni Benetton, purtroppo mai realizzata e di cui rimane solo il modello nel museo del Maestro. Tenta di sensibilizzare l'Amministrazione di Venezia per la costruzione di un teatro che possa togliere Mestre dall'isolamento rispetto alle grandi compagnie teatrali, che non trovano in Città spazi adeguati per le rappresentazioni. Di tale progetto rimane solo un plastico dell'Arch. Della Martina.
Dopo un periodo alla guida dell'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Venezia, viene eletto Consigliere Nazionale per il Turismo. Viene nominato presidente della Scuola Superiore di Servizio Sociale di Venezia. Si dedica quindi all'attività del Centro Studi Storici di Mestre, la sua più amata creatura, rimanendone Presidente per lunghi anni, divenendone poi Presidente Onorario nell'ultimo periodo della sua vita. Con il Centro favorisce la ricerca e la divulgazione della storia della Città, anche attraverso riunioni di studio e pubblicazione di testi, che mettono in luce radici della città nelle quali i suoi cittadini possono riconoscersi. A seguito della pubblicazione del libro "I Castelli di Mestre" di Marco Sbrogiò e grazie alla sovvenzione della Banca Popolare di Venezia, promuove la realizzazione di un plastico - a cura di Marco Sbrogiò e realizzato da Roberto Dal Maschio - riproducente il vecchio e scomparso secondo castello medievale di cui rimangono solo la Torre in piazza Ferretto e poche altre testimonianze. Tale plastico resta uno strumento di ricerca e di studio per i giovani studenti di Mestre.
Insieme ad un folto gruppo di amici mestrini rilancia la battaglia politica per vedere risarcita la città di Mestre dalla perdita dell'autonomia e dagli scempi urbanistici provocati dal boom demografico e dalla carenza di un'idonea pianificazione urbanistica. Vengono indetti due nuovi referendum, nel 1989 e nel 1994 che, pur non vedendo la vittoria del Sì, hanno il merito di aumentare notevolmente l'attenzione per Mestre e le sue problematiche. Nel 1994 si candida per la Camera dei Deputati nelle liste della Democrazia Cristiana.
Alcuni anni dopo trova in Alleanza Nazionale il partito politico che condivide le sue idee sull'autonomia amministrativa di Mestre. Riceve così l'incarico di studiare un progetto politico per la separazione di Mestre da Venezia. Purtroppo l'incipiente malattia non gli permette di portare a termine il suo proposito. Per gli organi di informazione oramai da anni viene appellato "il padre dell'autonomia mestrina".
Piero Bergamo, nella sua operosa vita di cittadino, valente avvocato ed appassionato politico è vissuto nella costante aspirazione di promuovere Mestre "città". Oltre alle innumerevoli iniziative editoriali promosse attraverso il Centro Studi Storici di Mestre, ha contribuito alla conoscenza di Mestre e della sua storia con i volumi "Mestre vecchie immagini Ie II" (il primo in collaborazione con Luigi Brunello), "SPES Mestre 70º", il pieghevole "Storia di Mestre in 500 parole", "Almanacco di Mestre", la "Tavola Araldica di Mestre" e con mille altre iniziative, articoli ed interventi sulla stampa locale.
Il Sindaco di Venezia prof. Paolo Costa, nel suo saluto di commiato, gli ha riconosciuto questa grande spinta ideale: "Egli è stato il leader storico dell'autonomia amministrativa di Mestre, che ha cercato di perseguire sempre con tenacia e costanza, combattendo la Sua battaglia con onestà, correttezza e personale disinteresse."
Piero Bergamo, nonostante i suoi numerosi impegni, primo fra tutti quello professionale, non ha mai trascurato la famiglia, di cui è stato geloso custode. E' stato padre e marito molto affettuoso e, negli ultimi anni, tenerissimo nonno.
Si è spento il 12 marzo 2001, all'età di 72 anni, dopo lunga e inesorabile malattia, sopportata con grande forza d'animo.
(Testo tratto da Roberto Stevanato, Piero Bergamo, in Quaderno di Studi e Notizie numero 9 della nuova serie, Centro Studi Storici di Mestre 2002)

Ulteriori informazioni su Piero Bergamo:

Roberto Stevanato, Grazie Piero Bergamo, in Quaderno di Studi e Notizie numero 9 (nuova serie), Centro Studi Storici di Mestre 2002
Centro studi storici Mestre, anno 2001, 40o dalla fondazione
Luigi Brunello, Mestre: gli anni del saccheggio, edito dal Centro Studi Storici di Mestre, Mestre 2000

Daniele Manin (avvocato e politico)

Daniele Manin (Venezia 1804 - Parigi 1857), laureatosi in legge giovanissimo, nel 1822, fu designato come avvocato a Mestre nel 1826. A dire il vero Manin non era entusiasta di spostarsi a Mestre, che all'epoca non era certo una metropoli e non gli sembrava una cittadina stimolante dal punto di vista professionale. Nel 1831 abitò in una casa di Mestre che oggi reca una targa commemorativa in quella che da lui oggi ha preso il nome di Via Manin (Mestre centro). Nel 1848, quando il 22 marzo Venezia insorse contro gli Austriaci, Daniele Manin e Niccolò Tommaseo divennero presidenti del Governo provvisorio della Repubblica di Venezia e poi Manin ne divenne dittatore. Dopo la capitolazione di Venezia, nel 1949, Daniele Manin si rifugiò a Parigi, dove morì in esilio. 

Ulteriori informazioni su Daniele Manin:

Alessandro Cuk, Le vie di Mestre- i nomi, la storia: Mestre centro (volume I) a cura di Alcione Editore, Mestre 1997
Sergio Barizza, Il Comune di Venezia e la Rivoluzione 1848-’49, Arsenale Editrice, Venezia 1991
A Bernardello, P.Brunello, P.Ginsborg, Venezia 1848-’49: la Rivoluzione e la sua difesa, edito dal Comune di Venezia (Assessorato agli Affari Istituzionali), Venezia 1979
Aa.Vv., Il Quarantotto a Mestre. La rivoluzione e la popolazione, Centro Studi Storici di Mestre, Mestre 2000

Anna Marsich Bandiera (madre dei fratelli Bandiera)

Madre dei patrioti Attilio ed Emilio (noti come "i fratelli Bandiera"), la baronessa Anna Marsich Bandiera si trasferì a vivere a Mestre, in una villa ai Quattro Cantoni, all'imboccatura del Terraglio (Mestre nord) il 18 giugno 1867. Venne accolta trionfalmente dalla popolazione e dal sindaco di Mestre, Girolamo Allegri, e rimase a Mestre fino al 22 febbraio 1872, quando morì, all'età di 86 anni. I funerali furono celebrati nella vicina Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio.

Ulteriori informazioni su Anna Marsich Bandiera:

Sergio Barizza, Storia di Mestre, Edizioni Il Poligrafo, Padova, seconda edizione ampliata del 2003


Patty Pravo (cantante)

Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo, nata a Venezia il 9 aprile 1948, cantante. Nella città lagunare studia danza, pianoforte e cresce con i consigli dei personaggi più disparati, da Ezra Pound al cardinale Roncalli. A quindici-sedici anni lascia il Conservatorio di Venezia e scappa di casa, dalla nonna che l'ha cresciuta, per cercare fortuna. Nel 1966, a diciotto anni, balla e canta al "Piper", il locale più in voga di Roma a quei tempi, con il nome di Guy Magenta. La vede Gianni Boncompagni, che la lancia con la canzone "Ragazzo triste". A trent'anni, nel pieno del successo, fugge negli USA e resta sei anni in California. Al ritorno in Italia si presenta al Festival di Sanremo con "Per una bambola" ma non vince; sparisce e torna di nuovo a Sanremo solo nel 1997, quando, pur non vincendo, ottiene un successo clamoroso dichiarando, nella sua canzone "...e dimmi che non vuoi morire" (testo di Vasco Rossi e Gaetano Curreri) che cambierà lei questa vita che "non sa cambiare me". E' di nuovo successo: Patty Pravo torna sulla cresta dell'onda con l'album "Bye Bye Patty" (oltre 300.000 copie vendute) e un trionfale tour di 90 concerti.
Nuovo album, "Notti, guai e libertà", nel 1998 e nuovo tour nel 1999. Nel 2000 esce l'album "Una donna da sognare", ancora in collaborazione con Vasco Rossi.
Nel 2001 pubblica "Patty Live '99" e partecipa al "Pavarotti & Friends". A Sanremo 2002 cantato "L'immenso".
Ha avuto una vita sentimentale molto movimentata, dato che in dieci anni circa è convolata a nozze ben cinque volte, anche se tra queste contiamo anche il matrimonio del 1973 in Scozia, con Riccardo Fogli, che non è mai stato valido per l'Italia.
E' stata definita intelligente, geniale, energica, sofisticata, eccentrica, elegante, trasgressiva, ma anche "folle" e narcisista. Ama i viaggi solitari ed essere al centro dell'attenzione.
Ha abitato a Mestre, in Via Rubicone.

Ulteriori informazioni su Patty Pravo:

http://www.arcobaleno.net/personaggi/pattypravodietro.htm
http://utenti.lycos.it/Valentina_Giampieri/main.htm
http://www.raiuno.rai.it/biografia/0,4504,242,00.html
http://pattypravo.tripod.com/

Alberto Viani (scultore)

Scultore (Quistello, Mantova, 1906 - Mestre, 1989). Fu prima studente, quindi insegnante all’Accademia delle Belle Arti a Venezia e visse per tutta la vita a Mestre. La sua produzione artistica, iniziata negli anni ’30 ed esposta a partire dal ’44, cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo dalla fine degli anni ’40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia (quasi ininterrottamente dal 1948 al 1988) e fu insignito nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre prese parte alla Biennale di Middelheim di Anversa (dal 1949 al 1973) ed alla Quadriennale Internazionale di Roma (nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento). Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Tuttavia la sua era una personalità complessa, ben differente da quella dei suoi colleghi interessati esclusivamente al mercato. Viani infatti, attento più alle idee che all’agire, passava parecchio tempo a meditare sullo stesso progetto, tanto che egli definì la sua opera omnia come un "continuo ripensamento di pochi temi iniziali" che lo occuparono per anni. Anche queste differenze fanno del nostro scultore una personalità isolata, segregata dalla necessità di "crearsi un’esistenza autentica, fuori dalla massificazione" propria del mondo moderno. Dalle epistole inviate a Vittorino Meneghelli, suo collezionista nonché amico, emerge la consapevolezza dell’autore di essere solo in mezzo a persone che ricercano solamente soldi ed onori, in una civiltà europea ormai in crisi. Ed è questa l’immagine di Viani che risulta anche dai suoi disegni, eseguiti per lo più su fogli di risulta (margini di giornali o tovaglioli) e soprattutto dai suoi Quaderni, zeppi di citazioni ed estratti. Emblematico è il passo in cui Viani afferma di ritenere, al pari del poeta Eugenio Montale, che la vera espressione artistica della nostra epoca consiste nel far risuonare nelle proprie opere la solitudine di cui ogni essere umano è vittima.
Si pensi ad esempio al Nudo seduto, scultura posta al di sopra della fontana centrale della nuova Piazza Ferretto di Mestre. Nonostante si tratti di un'opera realizzata da Alberto Viani nel 1958, essa risulta già riconoscibile in un cartone disegnato con ogni probabilità due anni prima. E ovviamente, anche nel caso del Nudo seduto, Viani traspone in scultura le sue concezioni teoriche: il nudo è in piena solitudine, isolato al centro della vasca, ma parimenti riflette "ciò che vede" del mondo esterno (nella fattispecie la Piazza): il mondo fisico risulta pertanto filtrato attraverso la coscienza individuale dell’uomo; quest’ultimo è dunque solitario, disgiunto da un mondo che gli è estraneo e che egli non comprende. I riflessi però si infrangono nell’acqua, che li unisce, poi di nuovo li separa, li disgrega e li moltiplica come se la visione del reale che il singolo essere umano ha fosse nuovamente vista come estranea dal mondo esterno stesso. La scultura non rappresenta pertanto solo un giusto tributo, finalmente nella città in cui visse, ad un artista assurto ai più alti palcoscenici dell’arte. Il Nudo seduto è questo ed ancora molto altro: è la presentazione della solitudine e del senso della modernità in una città che come poche altre si è sviluppata proprio nella modernità e che della realtà moderna ha fatto la propria croce e la propria delizia.
Occorre ricordare che quando una sua analoga scultura (il Nudo al sole, eseguito nel 1956 per il negozio Olivetti a San Marco) stava per essere posta al centro di una vasca, Viani aveva espresso le sue perplessità, temendo che l’opera ne risultasse snaturata. Non è questo il caso del Nudo seduto, che nell’acqua si specchia, che dall’acqua trae forza espressiva e che con grazie all’acqua completa il proprio significato.
Per le sculture di Alberto Viani si parlò di influssi da parte di Arp, Brancusi o addirittura di Picasso, ma al di là di alcune analogie esteriori (specie con Brancusi) bisogna riconoscere l’assoluta originalità del percorso artistico di Viani. Se Brancusi infatti ricerca l’astrazione dalla realtà per creare una forma perfetta, Viani non è a ben vedere né neoclassico né neoplatonico, dal momento che anche qualora persegua forme perfette, queste sono sempre dettate dall’esperienza e da una concezione laica: la struttura dell’opera rappresenta l’idea, concettualizzatasi nel reale, poiché la scultura costituisce un’espressione universale dell’esistenza. Per dirlo con Viani: "Le mie sculture nascono sempre dalla coscienza di una cultura e dal dialogo passato-presente. Non so quello che devo agli antichi né quello che devo ai contemporanei. [...] le mie sculture le ho trovate in me stesso" .

Ulteriori informazioni su Alberto Viani:

Stefano Chiaromanni, Mestre: architettura del '900 in Quaderno di Studi e Notizie numero 9 (nuova serie), Centro Studi Storici di Mestre 2002
Simone Viani, Decorazioni, Edizioni La Laguna, Mariano del Friuli (Go) 1998
Alberto Viani, Lettere da lontano: vita, progetti, pensieri nell’amicizia tra uno scultore famoso e un suo collezionista, Gli specchi Marsilio, Venezia 1996


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