Il passato non serve.
Serve - al limite - solo se torna utile al presente. Tipo per far fruttare un minimo di esperienza personale o per la ricetta del vov o del nocino. Ma solo in funzione del presente. Anche quella cosa che l'umanità deve ricordare gli errori del passato per non commetterli mai più, è proprio una grande stronzata. Altre cose regolano gli eventi, non la memoria.
Il passato inutile invece, ai fini pratici non vale una cicca spenta.
Le cose legate al passato possono essere utili solo se danno un vantaggio nel presente. Le altre non servono. Foto comprese.
Il futuro al massimo si può cercare di programmare..., coprirsi perché stasera farà freschetto. Ma è tutto qui, non ha molta rilevanza il futuro.
Un po' come accadeva nel medioevo, presumo.
Periodo interessante..., il medioevo intendo...
privi della propria esperienza del passato non saremmo in condizione di vivere il presente; almeno non tutti. La naturalità di certe femmine e di certi maschi mi inquieta e sono i più. Ad ogni modo non mi riferisco certo a Te a.
Siamo, oggi un po' il risultato di ciò che è stato. E domani saremo la somma di ciò che è oggi. Due più due alla fine fa sempre cinque. Ma ho sempre avuto difficoltà con i numeri. Errori? Sbagli? Mai un errore in vita mia, mai uno. Ho fatto ciò che in quel momento non potevo fare a meno di fare. Oggi alcune cose non le rifarei, alcuni rapporti personali li eviterei, ma non perché siano stati sbagliati, semplicemente perché li ho già fatti e non voglio ripetermi, nello specifico, ciò che ho già fatto. Alcune esperienze sono state belle, altre pessime, ma entrambe rientrano in ciò che non rifarei. A volte penso che le cose potrebbero andare meglio, penso che il prezzo è troppo alto, ma anche se è alto... penso che ne valga la pena. Il discorso è sempre il solito bisogna essere pronti a pagare il prezzo o il pizzo. A tratti non mi ci ritrovo neppure io, faccio fatica a riconoscermi, faccio fatica a capirmi, sommo contraddizioni e condizioni, stati e non-essere. Alla fine mi appartengo: è questo che conta.
p.s. i titoli hanno poca importanza, conta la sostanza... e poco la forma.
Come il cacio sui maccheroni, dal "fatto" di oggi: "Qualcuno ha detto che il sangue della storia asciuga in fretta (purtroppo, volere o dolere, anche il personale è storia n.d.r.); ed è vero. Ma hanno anche aggiunto che chi ignora il passato sarà costretto a riviverlo. - Enzo Biagi, Strettamente personale, 2003".
Ripeto la mia convinzione: il passato collettivo, la storia (quella del sangue che asciuga troppo in fretta), non ha alcuna influenza sulle scelte collettive attuali e future. Quindi anche il buon Biagi diceva una banalità: certo che il passato si è destinati a riviverlo.
Le scelte collettive, che siano volute oppure (più spesso) involontarie o dettate dagli eventi, vengono condizionate da tutto men che meno dalla storia.
Non per nulla sappiamo che la storia dell'umanità va a cicli, che appunto si ripetono.
Quindi, se per ipotesi il giorno del mai arriveremo a non avere più guerre, non sarà certo perché avremmo letto libri o visto documentari o partecipato a dibattiti sul nazismo o sulla crudeltà dei khmer rossi. Semplicemente - forse - non converrà più che ce ne siano. in senso lato magari, non solo economico.
Lascio che i benpensanti siano convinti (ma fino a che punto davvero?) del contrario.
Nelle scelte del singolo, la storia personale può influenzare presente e futuro. Credo si chiami esperienza che si mette a frutto per non prendere una teglia dal forno senza strofinaccio e via via per il resto.
L'esperienza (personale) quindi è utle, il passato invece, gli oggetti, i ricordi materiali..., ai fini pratici no. Si possono eliminare.
Certo, ne parlo in questo modo proprio perché tenderei a comportarmi in modo contrario.
Ho solo voglia e bisogno di ribaltarmi, di tanto in tanto. Di violentare in mio modo d'essere di cui sono schiavo. E io non sopporto essere schiavo, tantopiù di me stesso.
Per ciò che riguarda le decisioni prese in passato e gli eventuali conseguenti errori, la penso come Black. Va bene così.
potrei confutarti allegramente ma rispetto il Tuo punto vista e lo aggiungo alla mia collezione. Ci tengo a suggerire una lettura che sicuramente avrete già fatto : Marcel Proust, "alla ricerca del tempo perduto".