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L'insonnia è una brutta bestia. Dall'altra ha il pregio del quasi assoluto silenzio. Di coscienze assopite e perse tra le amorevoli braccia di Morfeo. La mente vaga e i pensieri si sovrastano. Hai bisogno della notte e del del silenzio per poter pensare a bocce ferme. Solo che poi cominciano a intrecciarsi inizi e conclusioni. Cose della vita insomma. Massimi pensieri o banali quotidianità. Ti guardi allo specchio e il viso è segnato, dalle vicende, dalle scomparse, da chi c'è e da chi non c'è, da chi ci vorrebbe essere e invece non può. Il pacchetto è lì e ne accendi un'altra, osservi la bottiglia e il whisky sta per finire. Gironzoli per la casa, spii negli scaffali, leggi i titoli sulle costole dei libri, ti ricordi quando usavi la Olivetti lettera 36, e pensi che oggi c'è il computer, internet, i telefoni che tieni in tasca e sorridi pensando al telefono con la rotella che girava.
Oplà! Un salto e ti ritrovi trent'anni dopo. Ne è stato macinato di grano, ne è passata di acqua sotto i ponti figli, mogli, mariti, fidanzati, amanti, amici traditi e traditori, coltellate sulla schiena, schiamazzi e grandi gioie. Sbirci negli album di fotografie e ricordi perfettamente quando è stata scattata, il momento e le persone che condividevano con te un pezzo di strada: più o meno faticosa. Lo osservi mentre dorme e pare impossibile il tempo che è passato. Pare impossibile che ci siano stati orgasmi, passioni, baci, incertezze, licenziamenti, nuovi lavori. Il whisky ora è finito neppure la consolazione di essere nell'oblio. Ne accendi un'altra, esci sul terrazzo e ascolti la notte, l'arietta soffia calda, qualche macchina passa. Inizi con i massimi sistemi: che facciamo? dove andiamo? per cosa? e per chi? Un mondo idiota e fotocopiato, stereotipato, senza guizzi, senza talenti. Forse davvero piccoli personaggi di un minimondo virtuale o irreale chissà. Personaggi ed interpreti. Quel giubbino di jeans ha trent'anni, esattamente ne ha viste quante chi lo indossa ancora. Impossibile averlo sentito muovere dentro di te, in un tempo che è sembrato eterno e che invece è stato un lampo. Impossibile ma vero, per quanto banale è un giro in giostra che dura troppo poco, sì, quando è passato, tempo troppo lungo o dilatato mentre lo vivi.
Entra uno spiraglio di luce, il balcone in legno non è stato chiuso bene, è mattino, devo andare in trasferta. Vado in bagno e mi guardo allo specchio, gli occhi sono pesti, l'acol ha il suo fascino, ma lascia il segno, anche se hai vent'anni. Mi vesto in fretta, butto un'occhiata alla stronza che dorme, i miei dormono, tanto chi se li fila, apro il "tacco", c'è un "deca": Mi basterà, il pullman è pagato e Nicola mi fa trovare il biglietto, cicche ne ho... se finiscono scrocco un po'.
Esco di casa, il cielo promette bene, è sereno e la temperatura è tiepida.
Io non lo so ancora, ma la mia squadra oggi vince. |