L’iniziativa consiste nella realizzazione di un contest fotografico e una mostra d'arte contemporanea, che affronti il tema dell’ “alterità” in un paesaggio in continuo mutamento, complesso e sorprendente come quello della Riviera del Brenta.
Il territorio rivierasco prima di diventare il “Brenta della ville” tra il 1500 e il 1700, era stato il Brenta dei campi, delle osterie dove si mangiava e si poteva alloggiare; delle stazioni di posta e delle “porte”, ossia delle chiuse che servivano a superare il dislivello dell'acqua per poter navigare nei due sensi. Il “Naviglio del Brenta” era un’importante e fondamentale via di trasporto, commercio e comunicazione. Le trasformazioni morfologiche del paesaggio che si sono susseguite nel tempo hanno avuto un forte impatto sulla dimensione sociologica degli abitanti, cambiando le abitudini, le relazioni interpersonali, l’organizzazione della vita domestica e lavorativa, la gestione del tempo, la percezione dell’ “estraneo”.
Ad integrazione dell'esposizione artistica e fotografica saranno proiettati dei cortometraggi inerenti al tema dell’ “alterità”, per completezza dell’argomento.
La scelta del titolo è scaturita dal significato etimologico di “prossimamente”, un avverbio derivante dall’aggettivo “prossimo”, in latino proxìmus, ossia “vicino”, e utilizzato anche come sostantivo per indicare “coloro tra cui viviamo, gli uomini come discendenti da un medesimo ceppo”.
Abbiamo giocato con il significato del termine, immaginandolo come una parola composta: “prossima”, l’essere vicino, adiacente, contiguo nello spazio e nel tempo a qualcosa e, soprattutto, a qualcuno. “Mente”, la dimensione intellettiva, psichica e spirituale dell’essere umano. Facendo incontrare questi due significati il nostro intento è
quello di leggere le trasformazioni del paesaggio che viviamo e ci circonda descrivendo il processo di avvicinamento al concetto di alterità per riuscire ad innescare un tentativo di appressamento a tutto quello che, rispetto a noi stessi, consideriamo appartenere alla dimensione dell’ “altro”.
In questo senso, il contest fotografico è un laboratorio di analisi su come viene percepito il concetto di diversità, differenza, disuguaglianza di chi non ci assomiglia non solo in senso etnico e culturale ma anche ideologicamente o fisicamente.
L’obbiettivo è fare emergere una comprensione delle differenze non come limiti alla comunicazione interpersonale ma come un valore, una risorsa, una scoperta, un’esplorazione, un diritto. L’incontro con l’altro deve essere vissuto come un “luogo” di scontro, confronto, dialogo ma non di annullamento, indifferenza, eliminazione.
L’esperienza formativa di ciascun essere umano è costantemente attraversata da continue presenze dell’Altro ed interazioni con esso. Entrare in contatto con l’altro significa varcare la soglia di un’altra identità, interagire con qualcuno di diverso da se stessi. Attraverso questo gesto, il riconoscere l’alterità, oltre a sviluppare maggiore
coscienza della propria identità si acquisisce una ricchezza culturale, si amplia la nostra essenza accogliendo qualcosa di nuovo che migliora la nostra crescita.
La Riviera del Brenta è costellata da una miriade di paesi e comunità molto piccole dove, sociologicamente parlando, capita spesso che si cerchi di annullare la diversità che ci rende tutti così unici, si tende a promuovere di più la collettività, a creare universi omologati, comunità di simili dove il singolo si deve identificare con il gruppo e la pluralità dei soggetti non viene sempre rispettata. Così la “diversità” e l’ “alterità” vengono attribuite non a ciascun individuo in quanto essere differente da un altro, unico ed irripetibile ma solo ad alcuni che presentano “particolari caratteristiche” che li rendono dissimili rispetto all’omologazione del gruppo. Ed è proprio per questo che la presenza del cosiddetto “diverso” nella società genera conflitti, mette in crisi il normale funzionamento del sistema e condiziona in modo forte la formazione e la crescita dell’idea e percezione dell’altro da sé. Di conseguenza, la diversità diventa una minaccia della propria identità e per questo, “il diverso” è una figura perturbante, ansiogena, sospettosa.
Il cambiamento del paesaggio va di pari passo con la trasformazione delle persone, che mutano in continuazione per adeguarsi alle alterazioni del contesto in cui si trovano. In questa cornice varia il modo di rapportarsi ed approcciare con gli altri ma anche con se stessi: generalmente per sentirci accettati cambiamo, diventiamo altro da noi a seconda delle situazioni sociali che viviamo ed affrontiamo. In questo modo, se non si tutela la propria diversità e quella altrui contribuiamo a far diventare il concetto di uguaglianza una forma di violenza, di mancanza di rispetto, di cecità. Non vedere significa non sapere, ignorare, cancellare. Il contest fotografico è aperto a tutti e si concluderà il 13 giugno 2010 con la selezione dei lavori più meritevoli. Per partecipare è necessario scaricare la documentazione dal sito: http://www.karabos.altervista.org/